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Il Cigno di Espur

    Blake
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#1 Inviato 13 July 2008 - 10:28 AM

Devo chiedervi un favore.
Costringetemi a finirlo, almeno questo.
Importunatemi.
Per msn, per telefono, per pacco bomba.
Ma obbligatemi a finirlo.
Grazie.

CAPITOLO 1
Soldi Facili



*CLANG!*

Finalmente la roccia cedette, scivolando giù dalla parete in un rombo, e svelò il suo tesoro…
Kiron ed Irina fissarono estasiati la gemma, una pietra grezza, dagli spigoli aguzzi e nera come la pece, che sembrava riflettere una luce inesistente…

I due riposero i picconi. Kiron finì di staccare il tesoro dal muro.

“Quanto varrà?”
Chiese la ragazza dai capelli biondi e corti, gli occhioni azzurri fissi sulla gemma.

“Penso quattrocento, cinquecento monete al massimo.”
Rispose Kiron, grattandosi la nuca coperta di capelli castani di media lunghezza.

“Beh, meglio di niente!”

“Già… Ehi, che fine ha fatto Iomar?”

Irina si guardò attorno. Iomar non era con loro, o, almeno, non nel breve tratto di miniera reso visibile dalla lanterna.

“Che sia corso avanti?”

“Può darsi. Andiamo a vedere?”

Si guardarono, indecisi.
La lanterna illuminava le armature che indossavano sopra gli abiti, poche placche di metallo poste a protezione del cuore, delle spalle e del braccio armato (il destro per entrambi).
Avevano forgiato loro stessi quelle protezioni, in quanto reclute della gilda dei guerrieri.
Quel metallo era la loro divisa, e la indossavano con orgoglio.

“Neanche per idea. Sa badare a se stesso.”

Neppure il tempo di finire la frase, ed un grido riecheggiò per la caverna. Si avvicinava, e di corsa!
“AAAAAAAAAAAAAAIIIIIUUUUUUUUUUUUTOOOOOOOOOOOOOOOOOHHH!!”

I due giovani portarono istintivamente la mano all’elsa della spada che portavano legata alla cintura.

“Era la voce di…”

Non fece in tempo a finire la frase, perché un nuovo grido, ancora più vicino, la coprì.

Iomar apparve nella zona illuminata. Stava correndo verso Kiron e Irina, o meglio, verso la tristemente lontana uscita, stringendo a sé una pietra rossa simile a quella trovata dai suoi amici, ma molto più grande.

“Iomar, cos…”

Iomar passò oltre Kiron, ignorandolo completamente. Alle sue spalle apparvero presto gli inseguitori…

Non erano pesci, non erano rane, neanche leoni.

Ma avevano le pinne, avevano zampe palmate, erano dannatamente grossi, e ruggivano.
Non solo per orgoglio indossavano le armature, non solo per sfoggio portavano le spade: la miniera di Mirinus era caduta in disuso a causa degli orribili mostri acquatici che l’avevano invasa, ormai cinquant’anni prima.

“Vuoi scappare?”

“E tu?”

“Heh.”

Strinsero le mani alle else, sfoderarono allo stesso momento, aspettarono…

Entrambi i mostri ruggirono, spalancarono le fauci e saltarono contro Irina. Lei fece un passo indietro e si preparò a bloccare con la spada, Kiron piantò la sua nella bocca di un avversario, regalandogli un sorriso eterno. Quello rimasto si piantò contro la lama di Irina, che non lo lasciò tornare a terra intero.

Riposero le armi nei foderi.

Kiron rise.
“Questi cosi diventano più deboli ogni giorno che passa.”

L’altra gli fece eco.
“Già, si potrebbe quasi tornare a lavorare, in questa miniera…”

Ma un boato fece strada ad un terremoto, e li zittì, cancellando quei sorrisi…

Nel frattempo, Iomar aveva seguito le lanterne ed ormai la luce dell’uscita rinforzava le sue speranze…

Quando la terra tremò, cadde prono e gli sfuggì la gemma. Si sforzò di raccoglierla, la prese con entrambe le mani, la sollevò e sorrise,
“Trovata!”
Dichiarò, mentre alle sue spalle giungevano due figure urlanti.

“AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHH!!”

Gli corsero oltre. Erano Kiron e Irina.

E la terra tremò ancora, stavolta senza fermarsi.
Scartata subito l’idea di voltarsi, si rialzò di fretta, rischiando di cadere di nuovo, e corse dietro ai suoi amici.

“Aspettatemi!”

Al secondo passo, scivolò su una pozzanghera. Dannate infiltrazioni, pensò, mentre i suoi tentativi di mantenere l’equilibrio venivano messi a dura prova dai terremoti.

Non sapeva come fosse in grado di stare in piedi, ma era molto, molto, molto felice di riuscirci.
Allungò una mano verso la parete, afferrò una sporgenza, si tirò in avanti.

L’uscita sarebbe stata molto più facile da raggiungere, non fosse stato per quella pietra che si ostinava a portare con sé.

Per fortuna, qualcuno era lì ad aiutarlo.

Inaspettata e rumorosa come un tuono, la testata del mostro lo colpì al centro della schiena, ma lui la sentì dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi.

Neanche due secondi dopo (e venti metri più avanti) si stava lamentando, a terra, fra Kiron ed Irina.

“Iomar! Stai bene?!”

“Io sì. Le mie ossa no. Ouch.”

Kiron lo raccolse con un braccio, cercando di non perdere altro tempo.

L’uscita era così vicina che i ragazzi sentivano già il dolce profumo della libertà accarezzargli il viso…

Ma la mamma dei mostri non era d’accordo.

Le bastò un colpetto, un passo appena più forte, e la montagna vibrò ancora, rovesciando quintali di roccia tra loro ed il sole, ed il buio li avvolse.

Potevano quasi sentirla pensare,

Sono lenta, fra questi cunicoli, ma ora non c’è fretta.
E non avrò fretta neanche quando vi mangerò, lentamente…


“Oddiomoriremotuttimoriremotuttimoriremotuttimoriremotutti…”

“Sta’ zitto, Iomar!”

Fece Kiron, brancolando nel buio.

Portare con sé una lanterna è ovviamente un’ottima idea, se si esplora una miniera.
Peccato che nessuno avesse pensato a raccoglierne una, durante la fuga.

“E adesso?”

Miagolò Irina, mentre i passi del mostro si avvicinavano.

Nessuna risposta.

“E ADESSO?!”

Ripeté

“Ti ho sentito la prima volta! Lasciami… lasciami pensare…”

Iomar esplose. La paura accumulata nel petto gli sfondò le labbra come la schiuma di uno spumante. La sua voce tremava…

“Adesso moriamo, ecco cosa! Che volete fare, punzecchiarlo con le spade? Anche morisse lui prima di noi, poi che facciamo? Restiamo intrappolati qui, ecco cosa, tra un cadavere e la roccia! E moriremo di fame! E ci mangeremo a vicenda! Oh perché perché perché perché non sono rimasto a letto oggi?!”

Detto questo, si lasciò andare, cadendo seduto a terra.

Kiron voleva rispondergli, sottolineando che era stata una SUA idea, quella di venire a curiosare nella miniera. Soldi facili, li aveva chiamati. Purtroppo, l’unica cosa facile da trovare in quel posto era una bocca famelica ansiosa di mangiarti.

Voleva rispondergli, appunto, ma non poté, perché l’impatto del fondoschiena di Iomar sulla roccia indebolita dai terremoti distrusse il pavimento, ed un’oscurità ancora più profonda li avvolse…


-------------------------------------

Ero indeciso sul titolo, fra "Soldi Facili", "Le Mie Ossa No" e "Vuoi Scappare?".
Che dite, ho scelto bene?

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#2 Inviato 13 July 2008 - 13:30 PM

Questa storia fa paura. °°
Sbrigati a fare altri capitoli perché non ho capito nulla. :sisi:

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#3 Inviato 13 July 2008 - 13:34 PM

Questa storia fa paura. °°
Sbrigati a fare altri capitoli perché non ho capito nulla. :sisi:

Riassunto: tre tizi in un cunicolo scappano da una famiglia di mostri.
Meglio?

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#4 Inviato 13 July 2008 - 13:36 PM

Chi sono sti tizi?
Perché tutti gli eroi di un racconto devono sempre fare le teste di cazzo e andare dove non devono?
Come ci sono arrivati lì i mostri?

:sisi:

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#5 Inviato 13 July 2008 - 13:38 PM

Chi sono sti tizi?
Perché tutti gli eroi di un racconto devono sempre fare le teste di cazzo e andare dove non devono?
Come ci sono arrivati lì i mostri?

:sisi:

Il secondo capitolo spiegherà tutto :rovatfl:.

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#6 Inviato 14 July 2008 - 17:55 PM

°_°
Owiamente vogliamo il seguito.

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E ho vinto anche 3 Banner contest *O*


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#7 Inviato 14 July 2008 - 18:07 PM

°_°
Owiamente vogliamo il seguito.

Sta arrivando :P

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#8 Inviato 14 July 2008 - 20:42 PM

CAPITOLO 2
Come Polvere



“Kiron?”

La voce di Irina arrivava da lontano, e rimbombava fra i timpani.

Cercò di aprire gli occhi, ma la luce intensa bruciava, distinse solo poche ombre chine su di lui…

“Kiron! Svegliati!”

Era un po’ più vicina, ora.

Sono morto?

Cercò di portare le mani agli occhi, per stropicciarli, ma, a metà strada, si accorse che… non stava respirando.

Si girò istintivamente su di un fianco, si piegò, cercò di sollevarsi, e vomitò svariati ettolitri d’acqua.

Il suo primo, affannato respiro, dopo aver svuotato i polmoni, portava il profumo migliore che avesse mai annusato.

Si lasciò andare sull’erba, sospirando.

“Stai bene?!”

Fece Irina.

Lui rotolò sulla schiena.

La ragazza era fradicia, come lui.
Se ne stava accasciata lì accanto, con tutta la sua preoccupazione chiaramente visibile attraverso l’azzurro degli occhi.

“…Sono stato meglio. Iomar?”

Irina indicò una direzione generica, dovette alzarsi a sedere per vedere meglio.

Si trovavano in una foresta sul versante della montagna.
Alla loro destra c’era una piccola cascata che aveva origine da una grotta. Probabilmente, era da lì che erano stati sputati fuori. Alla vista delle molte rocce aguzze alla base del salto, Kiron voltò lo sguardo.

Lungo il fiumiciattolo originato dalla cascata c’era Iomar. Se ne stava lì, con l’acqua alla vita, a guardarsi intorno, come se stesse cercando qualcosa.

“Lascia perdere, Iomar!”

Fece Irina.

“Ormai è andata!”

Lui sospirò visibilmente, chinò il capo, ed uscì dall’acqua in direzione dei due amici.

Alla sinistra di Kiron, la foresta si inclinava sempre più.

Vedeva la catena montuosa di Clifflea, una schiera di fieri ed alti picchi che segnavano il confine tra Miritur, la sua regione natia, ed Espur.

Rimase per un po’ a fissare quelle punte infilzate nel cielo scarlatto di un tramonto primaverile, finché Iomar non lo riportò con i piedi a terra.

“Tutta questa fatica per nulla…”

Forse no.

Kiron frugò in tasca. Faticò un po’ a causa degli abiti fradici, ma riuscì a tirar fuori la pietra che aveva staccato dalla parete.
La mostrò ai compagni.

“Grande!”

Gioì Iomar.

“Dove l’hai presa?”

“Non ci crederai, ma è possibile entrare nella miniera senza infastidire mostri colossali.”

“Ehi, non farmi la predica! Chi non risica non rosica!”

“Ma non finisce neppure nello stomaco di un pescecane!”

Iomar iniziò a rispondergli, ma Irina gli parlò sopra:

“Su, su, basta. Sta per far buio, e non so voi, ma inizia a fare freddo… è il caso di tornare al villaggio.”

Iomar e Kiron si guardarono in cagnesco per un istante, prima di voltarsi verso Irina.

“Beh, credo di sapere dove siamo.”

Fece Kiron, rialzandosi.

Ed in effetti lo sapeva.
Ma ciò non accorciò il viaggio.

Era già notte quando raggiunsero Miritur, ed anche allora, c’erano quaranta minuti di salita fra loro ed il villaggio.

La città di Miritur era un posto triste. Arricchitasi per decenni grazie alle ricche miniere scavate nel monte che le dava nome, aveva conosciuto il declino a causa di quei mostri spaventosi che le rendevano inagibili.

Certo, avevano provato a pagare mercenari per tenerli a bada, stregoni per lanciare protezioni, avevano provato a pregare… ma serviva a poco. I mercenari morivano, le protezioni venivano aggirate, le preghiere…

Insomma, la ricerca di minerali preziosi causava più perdite che guadagni, e quei minatori si trovarono costretti a cambiare mestiere.

I tre giunsero infine al loro villaggio, una piccola comunità che un tempo era affollata da minatori, e che ora era dimora di pochi, nostalgici allevatori, artigiani e taglialegna.

Kiron ed Irina non vivevano lì, tra quelle capanne spoglie, ma vi erano nati diciotto anni prima. Erano cadetti della gilda dei guerrieri (allestita anni or sono per far fronte ai mostri), e tornavano semplicemente a casa, dai genitori, nei fine settimana.

Iomar, invece, era uno straniero. Diceva di avere ventitrè, ventiquattro anni, era arrivato tre anni prima ed aveva iniziato a vivere in una casa abbandonata. Kiron e Irina erano diventati subito suoi amici, grazie alle storie fantastiche che raccontava loro.
Irina s’era innamorata di lui, per un breve periodo, ma, conoscendolo meglio, si rallegrò di aver tenuto segreto quel sentimento, e si assicurò che restasse tale. Non era malvagio, sia chiaro, ma non era affatto coraggioso come si dipingeva nelle storie. E pensava sempre al prossimo modo di far soldi.

I giovani si congedarono, dandosi la buonanotte, e raggiunsero le rispettive case.

Alla vista dell’atrio vuoto, Kiron sorrise.

Ricordò quei tempi non così lontani in cui restava fuori fino a tardi, ed al ritorno, suo padre era lì, sveglio, pronto a rimproverarlo.

L’idea della fiducia in lui riposta lo rendeva felice, ma anche, per certi versi, nostalgico.

Arrivò in camera, slacciò l’armatura, gettò a terra i vestiti bagnati, e si tuffò sul letto.

Ed il sonno soffiò sui suoi pensieri, spargendoli come polvere…



______________________________

Lo so, lo so, servono più mostri e più spadate.
Ci sto arrivando, abbiate pazienza.

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#9 Inviato 14 July 2008 - 20:56 PM

Bene, ora ho capito che sono tre poveracci che cercano gloria e soldi.

“Non ci crederai, ma è possibile entrare nella miniera senza infastidire mostri colossali.”

“Ehi, non farmi la predica! Chi non risica non rosica!”

“Ma non finisce neppure nello stomaco di un pescecane!”


:sisi:

Aspetto il terzo capitolo.

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#10 Inviato 22 July 2008 - 22:35 PM

Si ma non hai spiegato il perchè dei pesci U_U

Comunque vai avanti... dimentichi le tue cose torppo facilmente blake! XD

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#11 Inviato 28 July 2008 - 11:23 AM

Ma non penso sia necessario spiegare la presenza dei pesci XD
Aspetto il capitolo successivo xD
Mai rimanere in debito con i giudici di un contest...


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    marigno
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#12 Inviato 15 November 2008 - 20:13 PM

Devo obbligarti a finirlo. :sisi:




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