Elemental Majesty, Elemental Majesty... Quante volte avete già visto questo titolo. In tante versioni, tra l'altro. Ma nessuna di queste era completa.
Avevo aperto un topic, peccato che non era stato visitato da nessuno. Cioè, visitato si, ma commenti 0.
Ora, a differenza degli altri due, questo racconto che sto per postare, che più che racconto si tratta di un romanzo a puntate, è la versione finale della storia che, fin da quando ero piccolo, desidero far sapere a tutti.
Insomma, è un progetto che porto avanti con il cuore. E simile a quello precedentemente postato, ma non uguale, diciamo che questo gode di una rilettura e di un mescolamento migliore di idee, che si basano più o meno al precedente, ma non troppo, perchè come sapete io tendo sempre a scrivere liberamente, ma non tralascio niente.
Ebbene, intendo finalmente stendere, dopo tanto tempo, la versione finale del mio racconto che ho in testa. Oramai lo porto con me da otto lunghi anni, e le idee si sono continuamente rinnovate, dando così vita ad un qualcosa di originale, con personaggi ben caratterizzati (ci metto tutta la coerenza possibile), e quindi un racconto coerente il più possibile.
Non vi chiedo delle critiche punto per punto, vi chiedo solo se vi piace o no, in modo da poterlo migliorare dove necessario. Vi sto solo chiedendo una mano.
Quindi, in versione finale (e dopo questa non ce ne saranno più, probabilmente ci sarebbe solo il mio abbandono nel making) ecco il mio racconto, scritto, riscritto, ed editato dal sottoscritto.
|-Elemental Majesty-|
\Final story/
Parte I: L’inizio della fine.
Prologo: Dopo 5000 anni.
In un’epoca antica, un’epoca tenebrosa, nella quale le battaglie tra il bene e il male erano all’ordine del giorno, battaglie cruente, che si consumavano con rancore, senza vincitori ne vinti, battaglie piene di dolore e di orribili sofferenze, che portavano il mondo verso un oblio mai conosciuto, nacquero dieci guerrieri, diversi uno dall’altro e voluti da dio, nati per mettere fine al tentativo di conquista da parte del demonio. Dieci guerrieri che, dopo essere diventati adulti, incominciarono a combattere contro i demoni e contro i loro padroni, inviati dalla regina delle tenebre, Elizabeth, con un potere donatogli dal Rheath, il mondo dove tutto ciò che era positivo regnava. La razza umana ripose tutta la sua speranza in questi guerrieri, che con i loro poteri comandavano i quattro elementi e gli elementi da esso derivanti, nonché lo spazio-tempo e infine anche la mente, poteri che esercitavano la legge di dio nel mondo, poteri che la regina non poté contrastare, finendo sigillata da questi che misero la parola fine all’impero di distruzione messo in atto per dominare i cinque mondi. Ma 5000 anni dopo, la potenza del Matruen si era sviluppata a tal punto, da poter spezzare il sigillo creato dai dieci guerrieri, e insieme a quella, la rinascita di Elizabeth, pronta come prima a dominare i cinque mondi, per far si che la sua dinastia regni per sempre, fino a quando il mondo non sarebbe stato cancellato, e più nessuna mente poteva quindi ricordarlo.
Ha inizio l'avventura: Elemental Majesty.
Capitolo 1: Prova di coraggio.
Parte 1: Un nuovo mondo
In una fredda mattinata di Novembre, con una temperatura molto più bassa delle solite medie stagionali, un ragazzo, di nome Mark, stava per partire alla volta della sua palestra di arti marziali, pronto a sostenere l’esame che avrebbe deciso cosa sarebbe stato della sua vita. Le gocce di rugiada cadevano dagli alberi spogli, e atterravano a terra bagnando le foglie secche, quasi come per far notare che l’inverno era ormai alle porte. Con un sorriso Mark le contemplava, poiché se avesse superato l’esame con successo, quella sarebbe stata l’ultima volta che le avrebbe viste cadere. Le guardava, con una vena di malinconia, ripensando velocemente al suo passato, a tutte le volte che da casa sua osservava quel vialetto, e si rilassava di fronte allo spettacolo che offrivano, quel piccolo spazio di pioggia, così particolare, a causa dei molteplici rami che componevano la chioma dell’albero. Si girò, nella direzione del suo computer e lo spense, fermando i download dei suoi artisti preferiti, che erano principalmente metal. Lui amava le canzoni veloci, a causa della sua iperattività, ma a volte preferiva le canzoni lentissime, perché sapeva anche essere molto pigro. In più era molto predisposto per il combattimento, tanto che faceva da cinque anni arti marziali con suo fratello gemello Damian, anche se l’altro aveva otto anni di esperienza alle spalle. Mark si alzò, andò in camera sua a prepararsi per il grande giorno. Doveva vestirsi il più leggero possibile, perché qualunque fosse stata la prova lui avrebbe comunque dovuto muoversi liberamente. La prova del Rheath… ancora non credeva fosse possibile. Dopo dieci lunghi anni, finalmente il giorno era arrivato, quel giorno avrebbe sostenuto l’esame per diventare un servitore della luce, ed avrebbe così incominciato il suo viaggio per ottenere la vendetta tanto desiderata. Si mise dei pantaloni di una tuta nera, e poi indosso una maglietta blu e una maglia con la cerniera beige. La chiuse con la zip, e si sistemò i capelli castani, lasciandoli appositamente spettinati, e dopo essersi messo la scarpe si contemplò la barba, un po’ più lunga del solito, ma anche se avesse voluto tagliarsela non avrebbe avuto tempo. Si stropicciò gli occhi azzurri, e di fronte allo specchio, pieno di tensione, e dopo essersi calmato disse “sono pronto.”
*
Damian stava aspettando suo fratello gemello Mark, di fronte all’entrata della palestra. Si legò i capelli lunghi con un elastico, rilassandosi sulla panchina, ripensando ai vecchi ricordi. Quante erano state le avventure con suo fratello. Si accese una sigaretta… la sua prima sigaretta. E fece il suo primo, lungo, e inteso tiro… tossendo subito dopo. Inizialmente ci rimase un po’ male, ma dopo sorrise, mentre ripensava al perché se la stesse fumando. Forse perché aveva finalmente compiuto diciotto anni quel giorno, forse per l’elevata tensione che la prova del Rheath costituiva, o semplicemente perché voleva fare un qualcosa di diverso visto che se avrebbe passato quell’esame la sua vita sarebbe completamente cambiata. Alzò lo sguardo verso il cielo e si sdraiò all’indietro, sulla panchina, mentre faceva un altro tiro senza tossire più di tanto, sapeva che ci stava iniziando a prendere gusto, e chiuse gli occhi, rilassandosi. Lunghi attimi passavano, mentre la sigaretta si consumava, e mentre il lontano rombare delle auto svaniva… del tutto. Aprì gli occhi e di botto si ritrovò davanti ad un paesaggio completamente diverso da quel che stava guardando prima, accorgendosi solo dopo che la cenere della sigaretta era caduta intorno alla bocca. Successivamente sentì in lontananza il rombo di un motore, accorgendosi che era suo fratello, e ne fu rassicurato, anche perchè aveva numerosi brividi sulla schiena vedendo Nilse praticamente …morta. In fondo, suo padre, Leonard, guardiano spirituale, glielo aveva detto, che l’esame sarebbe incominciato quando meno se lo sarebbe aspettato. Ma se fosse stato quello, era veramente esagerato. Dove priva c’era un albero, in quel momento non c’era nulla, i palazzi si erano improvvisamente rovinati, e non si vedevano macchine, oggetti, o qualsiasi cosa che avesse a che fare con il mondo tecnologico. Sembrava una sorta di mondo abbandonato, le strade erano ricoperte di terra, i vialetti pure, e il vento alzava a volte un po’ di sabbia, per poi far tornare quel silenzio tombale, quasi opprimente, che mai aveva vissuto prima. Voltò lo sguardo, spegnendo la sigaretta con lo stivale, e alzandosi saluto con un cenno Mark. Quando suo fratello arrivò, scendendo dalla moto, si tolse il casco, e guardò a lungo Damian. “Beh?” disse poi l’altro, togliendosi la giubba da moto. “Beh cosa?” chiese l’altro. “Dai, ti ho visto che spegnevi la sigaretta, però non me lo avevi mai detto che fumavi” rispose Mark. “Veramente questa è la prima che fumo, glielo rubata a papà.” “Allora siamo in due fratellone.” Damian sorrise, pensando a cosa rievocasse quel soprannome. Loro erano gemelli, ma Damian era nato un poco prima di lui, e quando sua madre, alla domanda di Mark “ma chi è nato prima?” glielo aveva detto, lui aveva subito risposto rivolto al fratello “quindi tu sei il mio fratellone!” Da piccoli allora si chiamavano vicendevolmente fratellino e fratellone, ma da quando la loro vecchia casa era stata bruciata da un guardiano spettrale e sua madre si era sacrificata per salvarli, non lo avevano più utilizzato, salvo che in diverse e particolari occasioni. Anche Mark sorrise. “L’atmosfera non è delle migliori, vero?” Damian si sedette sulla panca di prima rispondendo “Juza ce l’aveva detto, non ricordi? Ci aveva detto anche che non ci saremmo sentiti soli.” Il fratello posò il casco sulla moto, rispondendo “ecco, è per quello che sono agitato.” Mise il cavalletto alla sua moto, e poi si andò a sedere di fianco al fratello. “Se Juza qualche volta ci desse delle informazioni più dettagliate…” Damian voltò lo sguardo verso di lui, gli rise in faccia. Mark si alzò, ed esclamò “Ah, ma sei un bastardo! Non ho paura di affrontare l’esame sai!!” “Si ma rilassati, non ti si può prendere neanche un po’ in giro. Era per spezzare la tensione” commentò il fratello, ancora sorridente. Mark sospirò, rispondendo “Veramente stai facendo esattamente il contrario” e gli diede un vigoroso pugno sulla spalla. Suo fratello sorrise ancora “ma se non sento niente quando colpisci pretendi pure di passare l’esame!” l’altro sbuffò, rispondendo ancora “intanto io sono più abile di te.” “Si, si, l’hai già detto tante di quelle volte che oramai non sembra neanche più reale.” concluse poi stirandosi. Anche se in realtà, Mark aveva ragione. Mentre Damian utilizzava le tecniche più cattive, e le utilizzava con molta forza, il fratello riusciva a trovare la mossa giusta al momento giusto, e quando loro due combattevano era sempre una lotta senza esclusione di colpi, tanto da essere diventati i due allievi più esperti dopo Juza, il loro maestro, nonché guardiano spirituale. In quel momento comunque Damian sembrava essere molto sicuro di se, mentre Mark continuava ad essere molto agitato, non riusciva a stare in una situazione di equilibrio, come suo fratello. E Mark, anche se era molto teso, non aveva paura, ma l’atmosfera della prova, quella versione desertica di Nilse, non lo rilassava, mentre a Damian sembrava addirittura che gli piacesse. Inaspettatamente sentirono un rumore, e subito si allarmarono, ma era il loro maestro che apriva la porta chiusa a chiave della palestra, che con un sorriso a trentadue denti li guardò un po’, tutti e due. “Battete la fiacca?” esclamò dopo, facendo scattare automaticamente la battuta di Damian “siamo appena arrivati”. Juza annuì. “Entrate dentro. Non siete gli unici due, quindi dobbiamo fare le cose un po’ con calma” rispose dopo. Entrambi rimasero un attimo stupiti. “Cosa vuol dire scusa?” chiese Mark. “Che due più uno fa tre. E forse quattro, ma non penso” rispose poi lui. Damian si alzò, stirandosi, e dicendo “ma quindi dici che uno su tre passerà l’esame?” Juza smise di sorridere, rispondendo secco “dico che se non vi muovete vi tiro due calci nel culo.” Damian rise, ma Mark non fiatò. Quindi, dopo Juza entrarono dentro la palestra.
Prossima parte: Parte 2: L'ospite sgradito
Commenti personali: Ebbene, inizia così il mio racconto, due misteriosi ragazzi, che devono superare una prova, e un insegnante, che gestisce il tutto. La ricetta ideale per far nascere un racconto ben strutturato, che si farà man mano più interessante, e fidatevi che non vedo l'ora di arrivare più avanti :D
Comunque, se qualcuno ne avesse voglia, può disegnarmi i personaggi, io gli fornirò la descrizione. Non è una mia affermazione comunque, è una richiesta immediata XD
Al prossimo episodio ;)
Messaggio modificato da Yin-Yang il Oct 27 2007, 01:24 AM
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Il vero guerriero non è quello che non cade mai, e quello che quando cade, si rialza.
Caro Marco,credo che tu sappia che già il nome Marco mi fa soffrire molto in ricordo di quella vicenda che mi pare t'ho raccontato,cmq...
Marco,amico mio,devi capire dei concetti che riguardano soratutto l'interesse del lettore. Siamo in un forum di making e già di per sè questo fa ignorare le nostre "opere" che non hanno nulla a che vedere col making,non ho ancora letto tutto il racconto,e abbastanza lunghetto e ho delle cose da fare come se non bastasse la mia stampante fa i capricci xD
Cmq...seriamente,hai letto Diario di Viaggio?Com'era strutturato?E quanto erano lungi i capitoli?
Ma sopratutto ti risulta che Silver element se ne sia fottuto dei commenti?No,ha continuanto e piano piano alcuni utenti,sentendo Diario di Viaggio per curiosità ha iniziato a leggerlo ed è divenuto famoso.
Ciò che cerco di dirti è....cavolo,siamo in amatoriale,nessuno si interessa veramente alle nostre "opere",capisci?Nel topic di Leaf Arcanicus ricevo complimenti e critice,di solito quelli che criticano pure sono persone che REALMENTE leggono il fumetto,ci sono persone che ti dicono "bravo" ma che non hanno letto un cazzo,e questo IMHO non è assolutamente gratificante.
Marco,vai a rivedere il tuo topic di Elemental Majesty e confrontalo con quelli di Diario di viaggio....cazzo,hai scritto il 2° capitolo e non hai scritto più nulla mentre Silver Element ha continuato,se nè fottuto degli utenti che non commentavano,questo perchè era il suo sogno scrivere qualcosa di completo e perchè voleva vedere in faccia una sua idea. Quel che cerco di dire e che la colpa non è degli altri che non si sono interessat,ma tua che non sentendoti "importante" come lo è divenuto Silver (dopo un sacco di tempo,aggiungo) hai subito mollato.Non è cosi che si fa. E non dirmi che nessuno ha criticato,nel topic di Elemental Majesty,io una critica l'ho fatta e la storia mi intriga pure,ma non è che tu senti una critica(o lode) poi dopo posti il capitolo successivo, tu lo devi postare comunque,e se non lo fai abbi il coraggio di prenderti la colpa di non aver avuto voglia o chissà per quale altro motivo non hai prodotto.
Ora dopo questo cazziatone(che lo fo con tutti quelli che scrivono/fumettano per diventare importanti invece che per migliorarsi) mi metto a leggere questa tua nuova opera.
E per farti contento criticerò pure.E severamente (bastar inside mode on)
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Created by Mahun & Francis. Prossimamente.... Kurostuki rulez Le parole del mio piu' grande idolo,foolys.
Spoiler
CITAZIONE
Non si possono passare giorni cercando di migliorare qualcosa solo perchè si pensa di poter fare di più, meglio finire molti lavori mediocri che ti fanno crescere, che non finirne nemmeno uno bellissimo. Tanto dopo un mese non ti piacerebbe più nemmeno quello.
----------
Dio c'è e si chiama Qualità
Il fine ultimo è fare un buon lavoro, in tempi ragionevoli, che non ti pesi, che soddisfi e che ti soddisfi, mentre lo fai, e quando hai finito. Questa è la Qualità , raggiungerla è un pò come raggiungere il Nirvana, ma provare non costa niente.
---------
Partendo dal presupposto che il fumetto non è arte, ma che lo può essere, l'artista è colui che fa, non colui che sa fare, quindi meno chiacchiere e più disegni. --------
Il disegno è alla portata di tutti quindi basta con le paranoie tipo "non ce la farò mai" "ma guarda che schifo di disegni che faccio"
il disegno ha un percorso, imparare a fare una tavola ne ha un'altro, creare uno stile proprio ne ha un altro ancora.Basta avere santa pazienza e santa volontà !
--------
I consigli degli esperti o meglio ancora dell'editore sono verità assoluta
meglio imporsi questa regola (anche se a volte relativa visto che ogni testa è tribunale) che rischiare di disegnare una tavola che all'80% non sarà buona ne per il mercato, ne per farla leggere agli amici.
--------
Se quando si guarda un autore questo fa venir voglia di disegnare, bisogna guardarlo e continuare a farlo, se invece fa sentire una nullità assoluta e demoralizza meglio lasciar perdere e guardare altro
questo era il mio rapporto con mike mignola...ho deciso di non guardarlo più per un bel po, adesso quando lo guardo non mi dispero, ma piuttosto, cerco di prenderne il meglio per quello che il mio stile implica...
--------
Se un genere ti fa schifo, ma devi disegnarlo per forza, cerca di trovargli un minimo di lato positivo e cerca di curarlo come se fosse il tuo genere preferito.
sulla mia pelle sono passati un sacco di generi visto che vado a scuola. esclamare un bel "Pazienza!" non è rassegnazione ma è volontà .Trovare un lato positivo o di nostro gusto può aiutarci ad affrontare il lavoro con più serenità e convincerci a curare anche certi aspetti del lavoro, che magari odiamo (io per esempio mi sono imposto anche se con scarsissimi risultati di imparare a disegnare i cavalli con la stessa cura con cui disegno un supereroe marvel:)) Quindi... Forza e coraggio,Mau!Caccia le palle se vuoi essere fumettista,hai dimostrato piu' volte di averle,quindi dov'è il problema?
CITAZIONE
(17.29) Mau: questo mondo è bello proprio perchè è pieno di belle cose (17.29) Mau: proprio cosi (17.30) Mau: il mondo che tu odi tanto è il contenitore delle cose che tanto ami (17.30) Mau: ma (17.30) Mau: come ogni persona o cosa (17.30) Mau: ha i suoi difetti (17.30) Mau: e i suoi pregi
Qualcosa d'intelligente lo dico anch'io xD My Deviantart
Spoiler
CITAZIONE
Zero the queen: E poi non dimentichiamoci di Tia, di Kantarossa, di Balda, di Blaka, Mahunna, di Otaka e di tutte le altre belle ragazze che girano da queste parti.
Inchia,ci hanno scoperti....ehm...scoperte,fuggiamo! °A°
CITAZIONE
Non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione, difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario...
Vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.
Tor Vergata (1980-2001)-"La Virtù"
Confessione
CITAZIONE
Se c'è una cosa che ho imparato e che il computer è droga,piu' sei vicino allo schermo piu' ti senti speciale,ma non è cosi',anzi sei patetico. E sei ancora piu' patetico nel dire che non è vero quando i tuoi ti ammoniscono di starci troppo tempo.Ti lamenti del mondo e delle persone che ti circondano,ti senti solo e ti senti un protagonista di una storia neanche fossi chissà chi,idiota.Esci,là fuori sei davvero speciale,non farti sfruttare da nessuno,lavora solo se tu nè hai voglia. Ricordati,tu sei un uomo libero,non c'è scritto da nessuna parte che tu debba soffrire d'avanti ad un pc per tutta la vita,non sono le altre persone ad odiarti(visto che nemmeno ti conoscono)ma è il pc stesso ad odiarti e ti odia cosi' tanto da volerti risucchiare in un mondo illussorio fatto di persone che non hai la possiblità di conoscere realmente. Falsità,dubbi,illussioni...questo è internet. Te lo ripeterò ancora,tu sei un uomo libero,vivi la tua vita appieno perchè probabilmente non ne avrai un altra da vivere. VIVI e lascia morire gli altri poichè questi per te non faranno assolutamente nulla,devi essere TU a voler vivere.VIVI,una volta e per sempre.
-Mahun-
CITAZIONE
(F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE]scrive: smettila di cadere -_- (F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE] scrive: incollati il culo sulla seggia XD Mauro-Jutahs , <*--Warrior of kokoto,The odin's nemesis--*> scrive: *cade dalla sedia*
Doppio post d'obbligo...Questa è la storia del altro topic....con l'aggiunta del 3° capitolo...cioè...
c'era bisogno di aprire un altro topic?Questa è la conferma che avevo ragione.
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Il fine ultimo è fare un buon lavoro, in tempi ragionevoli, che non ti pesi, che soddisfi e che ti soddisfi, mentre lo fai, e quando hai finito. Questa è la Qualità , raggiungerla è un pò come raggiungere il Nirvana, ma provare non costa niente.
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Partendo dal presupposto che il fumetto non è arte, ma che lo può essere, l'artista è colui che fa, non colui che sa fare, quindi meno chiacchiere e più disegni. --------
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il disegno ha un percorso, imparare a fare una tavola ne ha un'altro, creare uno stile proprio ne ha un altro ancora.Basta avere santa pazienza e santa volontà !
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I consigli degli esperti o meglio ancora dell'editore sono verità assoluta
meglio imporsi questa regola (anche se a volte relativa visto che ogni testa è tribunale) che rischiare di disegnare una tavola che all'80% non sarà buona ne per il mercato, ne per farla leggere agli amici.
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Se quando si guarda un autore questo fa venir voglia di disegnare, bisogna guardarlo e continuare a farlo, se invece fa sentire una nullità assoluta e demoralizza meglio lasciar perdere e guardare altro
questo era il mio rapporto con mike mignola...ho deciso di non guardarlo più per un bel po, adesso quando lo guardo non mi dispero, ma piuttosto, cerco di prenderne il meglio per quello che il mio stile implica...
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Se un genere ti fa schifo, ma devi disegnarlo per forza, cerca di trovargli un minimo di lato positivo e cerca di curarlo come se fosse il tuo genere preferito.
sulla mia pelle sono passati un sacco di generi visto che vado a scuola. esclamare un bel "Pazienza!" non è rassegnazione ma è volontà .Trovare un lato positivo o di nostro gusto può aiutarci ad affrontare il lavoro con più serenità e convincerci a curare anche certi aspetti del lavoro, che magari odiamo (io per esempio mi sono imposto anche se con scarsissimi risultati di imparare a disegnare i cavalli con la stessa cura con cui disegno un supereroe marvel:)) Quindi... Forza e coraggio,Mau!Caccia le palle se vuoi essere fumettista,hai dimostrato piu' volte di averle,quindi dov'è il problema?
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(17.29) Mau: questo mondo è bello proprio perchè è pieno di belle cose (17.29) Mau: proprio cosi (17.30) Mau: il mondo che tu odi tanto è il contenitore delle cose che tanto ami (17.30) Mau: ma (17.30) Mau: come ogni persona o cosa (17.30) Mau: ha i suoi difetti (17.30) Mau: e i suoi pregi
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Zero the queen: E poi non dimentichiamoci di Tia, di Kantarossa, di Balda, di Blaka, Mahunna, di Otaka e di tutte le altre belle ragazze che girano da queste parti.
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Tor Vergata (1980-2001)-"La Virtù"
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Se c'è una cosa che ho imparato e che il computer è droga,piu' sei vicino allo schermo piu' ti senti speciale,ma non è cosi',anzi sei patetico. E sei ancora piu' patetico nel dire che non è vero quando i tuoi ti ammoniscono di starci troppo tempo.Ti lamenti del mondo e delle persone che ti circondano,ti senti solo e ti senti un protagonista di una storia neanche fossi chissà chi,idiota.Esci,là fuori sei davvero speciale,non farti sfruttare da nessuno,lavora solo se tu nè hai voglia. Ricordati,tu sei un uomo libero,non c'è scritto da nessuna parte che tu debba soffrire d'avanti ad un pc per tutta la vita,non sono le altre persone ad odiarti(visto che nemmeno ti conoscono)ma è il pc stesso ad odiarti e ti odia cosi' tanto da volerti risucchiare in un mondo illussorio fatto di persone che non hai la possiblità di conoscere realmente. Falsità,dubbi,illussioni...questo è internet. Te lo ripeterò ancora,tu sei un uomo libero,vivi la tua vita appieno perchè probabilmente non ne avrai un altra da vivere. VIVI e lascia morire gli altri poichè questi per te non faranno assolutamente nulla,devi essere TU a voler vivere.VIVI,una volta e per sempre.
-Mahun-
CITAZIONE
(F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE]scrive: smettila di cadere -_- (F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE] scrive: incollati il culo sulla seggia XD Mauro-Jutahs , <*--Warrior of kokoto,The odin's nemesis--*> scrive: *cade dalla sedia*
E' un'altra versione fino a prova contraria. Infatti il titolo non è cambiato. Ho aggiunto Final Story perchè quella è, la storia finale. Il racconto io l'ho continuato, l'altro, e sono arrivato a 71 pagine, ma sono arrivato ad un punto in cui non potevo più continuare perchè non era più umano.
Ora andrò a scrivere il secondo capitolo. Molto lungo, naturalmente. Ma non so se il metodo che sto usando è quello giusto.
Magari dovrei postare ogni 5 paragrafi, non so... Così almeno le menti più piccolo saranno aggevolate, e non diranno "NOOO, quanto è lungo, non posso spendere 10 minuti per leggere un racconto di uno che non conosco."
Senza sapere se poi alla fine il racconto ti può piacere o meno.
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Il vero guerriero non è quello che non cade mai, e quello che quando cade, si rialza.
E' un'altra versione fino a prova contraria. Infatti il titolo non è cambiato. Ho aggiunto Final Story perchè quella è, la storia finale. Il racconto io l'ho continuato, l'altro, e sono arrivato a 71 pagine, ma sono arrivato ad un punto in cui non potevo più continuare perchè non era più umano. Ora andrò a scrivere il secondo capitolo. Molto lungo, naturalmente. Ma non so se il metodo che sto usando è quello giusto. Magari dovrei postare ogni 5 paragrafi, non so... Così almeno le menti più piccolo saranno aggevolate, e non diranno "NOOO, quanto è lungo, non posso spendere 10 minuti per leggere un racconto di uno che non conosco."
Senza sapere se poi alla fine il racconto ti può piacere o meno.
Capisco.Vedi di continuarlo però questo lavoro,perchè a me mi piace come scrivi. Poi consigli sulla grammatica da me scordateli xD
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Created by Mahun & Francis. Prossimamente.... Kurostuki rulez Le parole del mio piu' grande idolo,foolys.
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Dio c'è e si chiama Qualità
Il fine ultimo è fare un buon lavoro, in tempi ragionevoli, che non ti pesi, che soddisfi e che ti soddisfi, mentre lo fai, e quando hai finito. Questa è la Qualità , raggiungerla è un pò come raggiungere il Nirvana, ma provare non costa niente.
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Partendo dal presupposto che il fumetto non è arte, ma che lo può essere, l'artista è colui che fa, non colui che sa fare, quindi meno chiacchiere e più disegni. --------
Il disegno è alla portata di tutti quindi basta con le paranoie tipo "non ce la farò mai" "ma guarda che schifo di disegni che faccio"
il disegno ha un percorso, imparare a fare una tavola ne ha un'altro, creare uno stile proprio ne ha un altro ancora.Basta avere santa pazienza e santa volontà !
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I consigli degli esperti o meglio ancora dell'editore sono verità assoluta
meglio imporsi questa regola (anche se a volte relativa visto che ogni testa è tribunale) che rischiare di disegnare una tavola che all'80% non sarà buona ne per il mercato, ne per farla leggere agli amici.
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Se quando si guarda un autore questo fa venir voglia di disegnare, bisogna guardarlo e continuare a farlo, se invece fa sentire una nullità assoluta e demoralizza meglio lasciar perdere e guardare altro
questo era il mio rapporto con mike mignola...ho deciso di non guardarlo più per un bel po, adesso quando lo guardo non mi dispero, ma piuttosto, cerco di prenderne il meglio per quello che il mio stile implica...
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Se un genere ti fa schifo, ma devi disegnarlo per forza, cerca di trovargli un minimo di lato positivo e cerca di curarlo come se fosse il tuo genere preferito.
sulla mia pelle sono passati un sacco di generi visto che vado a scuola. esclamare un bel "Pazienza!" non è rassegnazione ma è volontà .Trovare un lato positivo o di nostro gusto può aiutarci ad affrontare il lavoro con più serenità e convincerci a curare anche certi aspetti del lavoro, che magari odiamo (io per esempio mi sono imposto anche se con scarsissimi risultati di imparare a disegnare i cavalli con la stessa cura con cui disegno un supereroe marvel:)) Quindi... Forza e coraggio,Mau!Caccia le palle se vuoi essere fumettista,hai dimostrato piu' volte di averle,quindi dov'è il problema?
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(17.29) Mau: questo mondo è bello proprio perchè è pieno di belle cose (17.29) Mau: proprio cosi (17.30) Mau: il mondo che tu odi tanto è il contenitore delle cose che tanto ami (17.30) Mau: ma (17.30) Mau: come ogni persona o cosa (17.30) Mau: ha i suoi difetti (17.30) Mau: e i suoi pregi
Qualcosa d'intelligente lo dico anch'io xD My Deviantart
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Zero the queen: E poi non dimentichiamoci di Tia, di Kantarossa, di Balda, di Blaka, Mahunna, di Otaka e di tutte le altre belle ragazze che girano da queste parti.
Inchia,ci hanno scoperti....ehm...scoperte,fuggiamo! °A°
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Non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione, difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario...
Vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.
Tor Vergata (1980-2001)-"La Virtù"
Confessione
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Se c'è una cosa che ho imparato e che il computer è droga,piu' sei vicino allo schermo piu' ti senti speciale,ma non è cosi',anzi sei patetico. E sei ancora piu' patetico nel dire che non è vero quando i tuoi ti ammoniscono di starci troppo tempo.Ti lamenti del mondo e delle persone che ti circondano,ti senti solo e ti senti un protagonista di una storia neanche fossi chissà chi,idiota.Esci,là fuori sei davvero speciale,non farti sfruttare da nessuno,lavora solo se tu nè hai voglia. Ricordati,tu sei un uomo libero,non c'è scritto da nessuna parte che tu debba soffrire d'avanti ad un pc per tutta la vita,non sono le altre persone ad odiarti(visto che nemmeno ti conoscono)ma è il pc stesso ad odiarti e ti odia cosi' tanto da volerti risucchiare in un mondo illussorio fatto di persone che non hai la possiblità di conoscere realmente. Falsità,dubbi,illussioni...questo è internet. Te lo ripeterò ancora,tu sei un uomo libero,vivi la tua vita appieno perchè probabilmente non ne avrai un altra da vivere. VIVI e lascia morire gli altri poichè questi per te non faranno assolutamente nulla,devi essere TU a voler vivere.VIVI,una volta e per sempre.
-Mahun-
CITAZIONE
(F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE]scrive: smettila di cadere -_- (F)Pierpaolo / Dark-oblio(F) [VA MOLTO BENE] scrive: incollati il culo sulla seggia XD Mauro-Jutahs , <*--Warrior of kokoto,The odin's nemesis--*> scrive: *cade dalla sedia*
Subito dopo essere entrati, sentirono un cambiamento atmosferico quasi innaturale, da un clima freddo e secco ad uno caldo e umido, quasi afoso, ma ciò che più stupì i due fratelli fu il cambiamento di quella che una volta chiamavano con il nome di palestra. Gli attrezzi erano sparsi per tutta quanta la stanza, insieme all’attrezzatura, e il parquet in legno era rigonfio e spaccato in più punti. In più, l’ambiente era molto scuro, e la luce era molto tenue. “Ed eccoci arrivati al grande giorno” annunciò il vocione di Juza, che ritornò con un arsenale di armi, che posò tutte a terra, in un punto pulito. “Ora prendete la vostra preferita.” Mark controllò, non ricordando che aveva a Juza avesse a disposizione così tante armi. “Questo vale anche per te, Michael.” I due fratelli si girarono nella direzione verso la quale aveva guardato il loro maestro. Dall’ombra, uscì una sagoma scura, che poi si delineò: era un ragazzo, che avrà avuto circa la loro stessa età, aveva una cicatrice sulla guancia destra, piccola ma visibile, appena sotto l’occhio. I suoi occhi erano azzurri, e i capelli erano sul biondo, corti, che gli coprivano leggermente le sopracciglia, lo sguardo era molto duro, e fissava i due fratelli con una certa ostilità. “Conoscetevi, che non ho molto tempo.” Esclamò Juza stava portando altre armi. Mark, che si sentiva abbastanza in soggezione di fronte a quello sguardo, iniziò a controllare dove fosse la spada che gli serviva, mentre Damian andò da lui e gli porse la mano, presentandosi. Michael lo fissò, senza battere ciglio e masticando una gomma. L’altro, infastidito dalla sua superiorità, commentò “Ehi, guarda che se usi le mani solo per toccartelo si rovinano”. Il nuovo personaggio rise, rispondendo “Frescolino qui, non trovi? Eppure tu vedo che sei abbastanza focoso per fare battute così provocatorie e banali.” Damian mutò la sua espressione facciale e strinse un pugno. “Stai giocando con il fuoco, ragazzino, vedi di calmarti.” “Vedete di calmarvi tutti e due che di due teste ne faccio una.” Esclamò Juza portando le ultime armi. Di seguito, dopo essersi asciugato la fronte e dopo aver visto che nessuno aveva ancora preso un’arma esclamò “ragazzi, fate in fretta, che non c’è tempo.” Michael afferrò con violenza un bastone in ferro, con le estremità acuminate, contemplandolo e annuendo successivamente, come se fosse soddisfatto della scelta. Damian invece prese uno spadone dal fondo, facendo notare a Mark la spada che cercava, che afferrò al volo, notando solo dopo che ce n’era un’altra uguale. Juza prese anche l’altra, porgendogliela e spiegandogli “o entrambe o nessuna, quelle due spade sono gemelle.” Guardò il fratello, come per chiedere un consiglio, ma lui, come Michael, stava osservando l’arma per capire la sua consistenza ed il suo peso. Le prese entrambe, con l’appunto che se ne avrebbe persa dalle mani una avrebbe usato l’altra. “Bene, sapevo che vi sareste trovati meglio con quelle, mentre Mark, se vuoi cambiare le tue spade doppie con una singola e prenderti quella che usi di solito, meglio con lo fai in fretta.” Lui era quasi come attratto da quelle spade, e scosse la testa. “Bene, andiamo” concluse Juza. Mark non sapeva che cosa il suo maestro volesse fargli fare di preciso, ma sicuramente se avevano delle armi avrebbero dovuto combattere, contro magari dei demoni. Una vena di adrenalina lo percosse, al pensiero che quello fosse il suo primo vero combattimento lo terrorizzava da una parte ma lo eccitava dall’altra, fare un qualcosa di nuovo e di voluto ma anche molto pericoloso… “Sedetevi”. I tre erano usciti dalla palestra, e con sorpresa, Mark non vide la sua moto, ma quando provò a chiedere qualcosa Juza lo zittì e si sedette sulla panca insieme agli altri. Posarono le loto armi e si apprestarono ad ascoltare Juza. “Allora, prima di tutto, una premessa.” I tre guardavano il guardiano con serietà, pronti a qualunque cosa. “Mi dovete dire perché volete diventare servitori della luce.” Damian rise, sapendo che gli sarebbe stato chiesto una cosa del genere, Mark inarcò le sopracciglia, stupito della domanda così fuori luogo, e Michael rispose “pensavo che ci fosse da combattere”. Juza incrociò le braccia al petto, e facendo prima un lungo respiro rispose “ragazzi, capite che questo non è un gioco. Sto solo seguendo un fottuto protocollo, che determinerà il vostro esame, la vostra volontà, il vostro giudizio finale e quindi la vostra ammissione nel mondo di Rheath, che come spero sappiate è una grande responsabilità.” I tre annuirono, capendo che la cosa incominciava a farsi seria. “Quindi, qual’è la vostra risposta?” Mark deglutì, e suo fratello rispose “io voglio diventare più forte di quello che sono ora, fino a che non avrò sconfitto il guardiano spettrale che bruciò la mia casa e uccise mia madre.” Ci fu un attimo di silenzio, nel quale Michael diede ai due fratelli un occhiata stupefatta, e poi il fratello rispose “la stessa cosa vale anche per me”. Juza rivolse lo sguardo su Michael, che si alzò, rispondendo “perché voglio capire chi sono.” Mark lo fissò un attimo, mentre si sedeva di nuovo sulla panca, di fianco a lui, con la stessa occhiata che aveva dato prima lui a loro. “Va bene così!” Annunciò poi Juza sorridendo. “Ora passo alle spiegazioni, mettetevi comodi, so che ci sono tante cose che volete sapere.” Michael sbuffò, impaziente, mentre Mark si porse in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. Damian mise un piede sull’altro ginocchio. “Dunque… da dove potrei partire… beh… prima di tutto… voi siete nel mondo di Matruen.” I due fratelli rimasero di stucco, contemplando lo scenario intorno a loro e capendo che si trattava di un mondo totalmente diverso, anche se in fondo non si stupirono più di tanto. “Qui non potete fare quello che volete, ora siete protetti dal sottoscritto, quindi non verremmo scoperti da nessun servitore delle tenebre o gentaglia simile, sempre che voi non vi allontaniate a più di un chilometro da me. In tal caso uscirete dallo spazio massimo che io posso mantenere segreto agli occhi del Matruen. Ma soprattutto se uscirete da questo spazio, attirerete la loro attenzione, e verremo scoperti.” spiegò. I due fratelli annuirono, stupiti, ma Michael contemplava ancora il mondo nuovo nel quale si trovavano, cercando forse qualche demone che era riuscito a penetrare la barriera. “La prova consisterà nell’arrivare in cima all’Octapalace.” I tre rimasero attoniti. L’esame non era per niente difficile, e Michael, deluso, chiese “ma che razza di prova è??” Juza con tranquillità spiegò “E’ ciò che vi spetta. Salirete fino al centounesimo piano, e il primo che ce la farà, sarà ammesso.” Damian, sentendo quella sentenza, urlò “COSA?” Mark stava per dare supporto al fratello, ma Juza rispose subito “non fiatate, il più volenteroso dei tre sarà il vincitore, non sono io che decido le regole. Qui a Nilse non hanno più bisogno di servitori della luce, siamo già in tre, mi dispiace, davvero.” Damian si alzò, prendendo per la maglietta Juza. “Non ci avevi detto questo qualche giorno fa. E chi è QUESTO?!?” disse indicando Michael “Tu sai quanto ci teniamo ad ottenere vedett…” Non fece in tempo di finire la frase che il suo maestro gli sferrò un vigoroso pugno nell’addome, facendolo tossire inizialmente, e poi facendolo cadere a terra, mentre sputava per recuperare fiato. Michael sorrise, mentre Mark si era alzato per andare a vedere come stava il fratello, rivolgendosi a Juza e urlando “SEI UN BASTARDO!” Lui non fece una piega, e rispose “vi ho detto che non faccio io le regole, mi pare. Secondo voi non ho provato a chiedere se potevano fare un eccezione? Il Grande concilio ha respinto la mia richiesta, e Michael è qui perché nella sua città ci sono già abbastanza adepti della luce”. Mark rispose ancora “non ci avevi detto niente! Sei ingiusto!” Il nuovo arrivato si alzò, ed esclamò “qui non stiamo giocando con le macchinine bambini. Non avete sentito? Chi se lo merita, passa. Queste sono le regole, se non vi sentite all’altezza andate a casa.” Juza si abbassò verso Damian, chiedendogli scusa per la reazione impulsiva, ma questo si alzò e si diresse verso un muro, sferrandogli dopo un vigoroso pugno, mentre con l’altra mano si reggeva lo stomaco, ancora dolente. “Ragazzi, dobbiamo andare. Solo uno di voi tre può passare l’esame, vi spiegherò meglio di cosa si tratta nel tragitto. Ora andiamo.” Il loro maestro si diresse verso un palazzo, e Michael lo seguì con calma, mentre Mark andò dal fratello, porgendogli lo spadone. Entrambi i fratelli non si aspettavano che succedesse una cosa del genere, il loro maestro gli aveva praticamente traditi, ma in fondo, come diceva lui, non era colpa sua. Però potevano rimproverargli di aver fatto venire Michael, sembrava quasi che non riconoscesse il loro spirito di vendetta verso quel guardiano spettrale, loro padre era molto amico con Juza, e quindi sapeva benissimo il motivo per cui loro volevano diventare degli adepti del Rheath: sicuramente glielo aveva chiesto per presentare la loro motivazione a Michael, che sembrava più di uno sconosciuto apparso così dal nulla. Mark aiutò suo fratello, che aveva uno sguardo rassegnato e adirato allo stesso tempo, a riprendersi. “Non è giusto…” commentò dopo. “Non ci aveva detto questo. Ora non potremmo compiere più il nostro cammino insieme…” Si girò, appoggiando la schiena contro il muro, con le braccia a penzoloni mentre guardava il cielo, pensando al motivo per cui il destino dovesse a volte riservare tali sorprese. “Fratellone…” Damian voltò lo sguardo, e guardando gli occhi di suo fratello lesse chiaramente il suo stato d’animo, pieno di amarezza, ma allo stesso tempo comprensivo. “L’importante e che almeno uno di noi due passi l’esame…” “no, non ha più senso oramai…” commentò ancora, strisciando contro il muro mentre si sedeva a terra. Mark non voleva saperne di restare li, così gli disse “va bene Damian. Tu resta qui a piangere, ma io non butto via dieci anni di allenamenti”. Fece cadere lo spadone a terra, e si girò, prendendo le sue spade e correndo verso Juza. Damian lo guardò, mentre se ne andava, e poi si alzò, lentamente, prendendo lo spadone. “Maledizione…"
Prossima parte: Parte 3: Octapalace
Commenti personali:
PER CHI NON L'AVESSE CAPITO ho riscritto il capitolo e l'ho diviso in parti. Spero che adessosia più accessibile, di più non posso fare.
Sostanzialmente non ho modificato molto, e per non farvi rileggere tutto (anche se qualche parte può piacere rileggendola con un'altra descrizione) vi posterò uno spoiler con le differenze tra questo e quello di prima (anche se solo Falcio l'ha letto XD)
To be continued... Tomorrow ;)
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Il vero guerriero non è quello che non cade mai, e quello che quando cade, si rialza.
Jhon correva nella scuola, alla ricerca di un anima viva. Quella mattina era stata fin troppo particolare, e la situazione in cui si era improvvisamente trovato lo agitava particolarmente, tanto da non farlo riflettere chiaramente. Ma dopo circa dieci minuti aveva capito che qualunque cosa fosse non sarebbe morto, finche sarebbe rimasto dentro la scuola, non volendo immaginare che cosa poteva esserci fuori. Tutto era successo mentre parlava con un suo amico, in classe, mentre gli mostrava la sua nuovissima pistola comprata il giorno stesso con le relative cartucce, come regalo di compleanno da parte del padre; ma proprio mentre la prendeva dal suo zaino per fargliela vedere meglio, si era ritrovato in un mondo completamente diverso. Inutile dire che fosse andato vicino all’infarto. La struttura, l’atmosfera, la temperatura, erano cambiati tutti d’un colpo, le persone che c’erano intorno a lui erano scomparse, i neon che illuminavano la stanza non c’erano più e lasciavano un oscurità tenebrosa, le finestre, rotte, facevano invece circolare una strana aria secca e calda, inadatta alla stagione, ma quello che più l’aveva stupito era sicuramente il ritrovamento di ossa seccate oramai da tempo di qualche tipo di creatura, non sicuramente umana. Però era comunque raro trovarne per i vari corridoi, e mentre cercava ancora speranzoso qualcuno di vivo si ricordò stranamente delle parole che gli avevano detto Mark e Damian. Loro erano stati scelti per sostenere l’esame del Rheath, l’esame della loro vita, quello che li avrebbe fatti diventare servitori della luce. Non poteva ammettere di non essere invidioso, lui voleva essere ammesso nella polizia di stato per difendere la gente del suo paese a cui era tanto legato, ma poterlo fare con dei poteri in più sarebbe stato sicuramente meglio, anche se entrare nella IFDE era stato il suo più grande sogno. Combattere i demoni, che anche se erano pochi, dovevano essere sconfitti… Tutti conoscevano la storia della strega delle tenebre, Elizabeth, la regina del Matruen, che aveva aperto le porte dell’inferno ed aveva risvegliato i demoni per farli dominare sulla terra. Da quel giorno, anche dopo che era stata sconfitta, il mondo era entrato a contatto con il mondo dei demoni. Per più di cinquemila anni si erano creati gruppi di sterminio dei demoni ancora esistenti sulla terra, ma solo dopo molto tempo scoprirono che il Matruen li controllava a loro piacimento, inviandoli continuamente sulla terra. Dopo secoli di lotte, di rivoluzioni, e di continue guerre contro le nazioni e contro le potenze, si era creata l’IFDE, una federazione che come unico scopo aveva quello di eliminare definitivamente i demoni studiandoli e uccidendoli, ed anche se le informazioni non erano accessibili, oramai gli interessati potevano sapere, anche grazie alla diffusione di Internet, tutto quel che volevano sapere a riguardo. Jhon conosceva abbastanza bene quel mondo, ed appunto per quello avrebbe dato una mano partendo dalla polizia, il punto dal quale incominciavano tutti. Essere un membro IFDE era una grande responsabilità, ed era per quello che lui non poteva ancora entrare a farne parte. Si coricò, a terra, sul pavimento freddo. Chiuse gli occhi, per un po’ di tempo, e gli riaprì, guardando il soffitto, malinconico, chiedendosi ancora dove poteva essere finito. Con tutta probabilità si doveva trovare nel mondo del Matruen, non stava assolutamente sognando, solo non capiva come poteva esserci finito dentro. Si alzò, mettendosi seduto. La sua nuova pistola… gli sarebbe stata utile quel giorno? Quando tutto quello sarebbe finito? Con coraggio Jhon si alzò. E avanzò verso le scale che portavano all’ingresso della scuola, dicendo “è ora di reagire”.
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Mentre i tre candidati sfrecciavano nella macchina di Juza per le strade di Nilse, Mark guardava la pioggia che bagnava i vetri della macchina, e si rilassò, nel rumore ovattato che provocano le gocce al contatto della struttura della macchina. Il tempo era la cosa più strana nel mondo del Matruen, cambiava in continuazione, e non si sarebbe stupito se fosse incominciato a nevicare o se sarebbe comparso un sole caldissimo. Juza glielo aveva spiegato, prima, insieme ai dettagli di quell’esame che avrebbe deciso che cosa ne sarebbe stato della sua vita. Quell’esame…Era strano. Arrivare per primo in cima all’Octapalace non era difficile, lui in fondo era ben allenato, faceva arti marziali, ma quel Michael era incredibilmente tranquillo rispetto a loro due, sembrava quasi che non gli importasse nulla della prova, o che fosse così sicuro di vincere che non temeva neanche i due fratelli, ma si doveva ricredere. Proprio prima lui e suo fratello avevano deciso che uno dei due avrebbe tenuto impegnato Michael, e l’altro sarebbe andato avanti. Naturalmente, per la sua costituzione e per la sua lentezza, sarebbe stato Damian a combattere contro di lui. Mark sorrise. “Ci siamo.” Quando arrivarono davanti all’Octapalace aveva smesso temporaneamente di piovere, anche se le nuvole minacciavano di grandinare. Juza scese dalla macchina, e annunciò “Siamo arrivati.” Gli altri scesero, ma videro che il loro maestro correva verso il centro del grande piazzale dell’Octapalace. “MARK, VIENI QUI!” urlò. Lui lanciò un’occhiata verso il fratello, che scosse la testa in segno di incomprensione, quindi si avvivò, prendendo le sue spade, da Juza, che in quel momento aveva fatto un cenno indicando la sua destra. Chiamò anche Damian, indicandogli la sinistra. Infine, avanzò un po’ avanti, e chiamo Michael, indicando i suoi piedi. I tre raggiunsero i posti che Juza gli aveva indicato, non mettendoci molto a capire che la prova sarebbe iniziata dall’esterno del palazzo. “Sapete le regole. Chi arriva prima vince. Sfoderate le vostre armi.” I due fratelli fecero come richiesto, notando però che le loro lame erano così levigate da non poter tagliare assolutamente nulla, erano quasi tonde, ma prima che potessero chiedere spiegazioni, Juza gridò dall’entrata “LA PROVA INCOMINCIA… ORA!” Michael partì come un razzo verso l’entrata che stava davanti a lui, e Damian, cercando di fare mente locale su cosa stesse succedendo, impugnò lo spadone, guardando in direzione di Michael. Non poteva abbandonare l’arma, come gli aveva detto Juza, ma lo avrebbe fatto volentieri, se la cavava molto di più con calci e pugni, ma anche con quello spadone avrebbe fatto del male. Partì all’attacco, mentre vedeva il fratello che correva verso l’entrata, ma quasi come se fosse stato fatto apposta scivolò su una piccola pozzanghera, cadendo con la faccia a terra. Sentì Michael ridere, e pulendosi gli occhi notò che suo fratello Mark aveva quasi raggiunto l’entrata insieme a Michael. Allora senza perdere tempo si alzò, cercando di raggiungerlo, anche se oramai stava combattendo contro Mark. “MALEDETTOOO!!!!” L’Octapalace era il punto più importante per l’economia della nazione di Gradvia, e la sua fama non era certo contestabile, dato che era la più grande e maestosa struttura forse di tutta quanta la nazione. La sua struttura, così particolare, a forma di ottagono, era forse unica nel mondo, e anche se nel mondo del Maturen l’esterno era tutto rovinato, nel mondo normale era ricoperto di vetri color verde smeraldo, e se lo si guardava si poteva vedere il riflesso della città e del cielo; era il luogo più ambito dagli economisti di tutta quanta la nazione. Damian sapeva perché li stesse facendo fare l’esame li, era il palazzo nel quale si radunavano i maggiori esponenti del Rheath. Michael era incredibilmente abile, e teneva tranquillamente testa a Mark, che non riusciva a contrastare i suoi colpi che lo mandavano ogni volta a terra. Oltretutto, sembrava praticamente instancabile, ma soprattutto, ogni volta che provava a colpirlo alle spalle lui anticipava la mossa, quasi come se avesse degli occhi dietro la testa. Oramai aveva lividi in ogni parte del corpo, e il suo naso sanguinava, ma non demordeva, Damian non riusciva a raggiungerli, anche perché Michael sembrava inarrestabile e saliva le scale con una velocità sproporzionata rispetto ad un umano, mentre Mark, per quanto potesse essere allenato, stava incominciando ad avere il fiatone. Continuava a colpirlo da dietro, ma non ci riusciva. “Immaginavo di dover competere contro dei buffoni, mi basta guardarvi in faccia.” provocò poi l’altro, sull’altro estremo dell’Octapalace. Mark era adirato, e aumentò di colpo la sua velocità, sprecando molto fiato, ed arrivò in brave tempo dal suo avversario. Con astuzia tirò fuori l’altra sua spada, e Michael, non aspettandosi che lo attaccasse alle spalle con quella mossa, venne colpito in pieno volto, ma rispose con un colpo altrettanto vigoroso, che stese a faccia per terra Mark, che aveva perso entrambe le spade. “NON CI PROVARE MAI PIU’” Urlò Michael, ma con un sorriso l’altro impugnò una spada, e facendo un momento rapidissimo colpì violentemente la caviglia del suo avversario, che urlò a pieni polmoni. Damian stava arrivando da dietro, dicendo al fratello “Vai, ci penso io!” “Non pensate mica di farcela!” Michael era più adirato che mai, e colpì con vigorosa potenza il viso di Mark, e successivamente quello dell’altro, che maneggiava il suo spadone con scarsa abilità. Però, riuscì a contrastarlo varie volte, anche se inutilmente, ed anche se erano in due contro uno e ben allenati, Michael stava avendo la meglio. Dopo averli stesi tutti e due rincominciò a correre, ma il colpo ricevuto prima lo fece zoppicare un momento. “Maledizione…”
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Jhon non voleva credere ai suoi occhi. Aveva davanti a se uno Skeleton, uno spirito umano che era stato intrappolato nel suo corpo per punizione infernale, ed era proprio lì, davanti a lui, che frustrato dalla sua condizione era invidioso di coloro che vivevano ancora con il loro corpo. Lui era inorridito, e tremava di fronte a quello scheletro che era unito tramite un legame demoniaco. Le sue ossa erano almeno tre volte più grosse delle sue, il suo torace era incredibilmente sviluppato, e la colonna vertebrale sembrava un palo di un lampione, talmente era spesso, ed oltre la testa gigante e le gambe lunghe il doppio del normale, le falangi erano acuminate, e forse erano il loro strumento di uccisione. Con il terrore che lo dominava puntò la pistola in direzione della testa del demone, che come aveva letto sulle informazioni della IFDE doveva essere il suo punto debole, e chiudendo gli occhi sparò. La prima cosa che notò, era che lo sparo non aveva provocato un grande rinculo, e riaprendo poi gli occhi vide che aveva centrato la testa del demone, che si stava sciogliendo diventando successivamente un cumulo di sabbia. Ne vide un altro dietro di se, e facendosi forza sparò nuovamente, senza chiudere gli occhi, centrandolo nuovamente e sconfiggendolo, con una facilità innaturale. Jhon sorrise, quasi istericamente, ma non si accorse che da un’aula senza porta era uscito un terzo Skeleton, che con i suoi artigli squarciò la sua schiena, facendolo cadere a terra. Lui gridò, anche se sapeva che non poteva essere sentito da nessuno, e girandosi sulla schiena dolente dietro di se sparò diversi colpi, facendo andare a segno solo un proiettile, che però bastò. I demoni lo stavano cercando, e poteva immaginarlo, era come un intruso in quel mondo. Quanto sarebbe potuto resistere prima di venire sconfitto definitivamente? Guardò il corridoio della sua scuola, sentendo il sangue caldo che incontrava lo strato di polvere e sabbia sul pavimento, e strinse i denti, cercando di farsi forza.
Prossima parte: Parte 4: Fine della prova
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Il vero guerriero non è quello che non cade mai, e quello che quando cade, si rialza.
Juza stava aspettando i suoi allievi all’ultimo piano, insieme al nuovo arrivato. Aveva incominciato a piovere più intensamente, e in breve tempo a grandinare, e il tutto si era intensificato molto in breve tempo. Numerosi lampi squarciavano il cielo, e uno strano vento gelido stava entrando nella struttura, facendolo tremare di freddo. Non vedeva l’ora di tornare a casa di sua moglie Selene… Dopo che avrebbe curato i suoi allievi, avrebbe passato un po’ di tempo con lei, anche perché era più di una settimana che non la vedeva. All’improvviso sentì una forza esterna, ma benigna. Rimase scioccato, e fissò il vuoto, incredulo. Chi poteva essere? Di nuovo, un’altra ondata di energia, fece deviare la sua attenzione verso quella nuova energia. Non poteva essere, come aveva fatto una persona normale ad entrare nel mondo del Matruen senza che lo chiedesse lui esplicitamente? Lui aveva scelto solo Mark, Damian e Michael… Doveva quindi essere passato da solo, ma se sentiva comunque quelle cariche di energia, probabilmente quel qualcuno stava combattendo contro dei demoni. Avrebbe attirato anche l’attenzione degli adepti delle tenebre… Cosa poteva fare? Interrompere l’esame era impossibile, e Michael aveva raggiunto l’ottantesimo piano. Lo avrebbe aspettato, e poi sarebbe ritornato nel mondo reale, con tutti e quattro. “MICHAEL, MUOVITI!” Urlò. Damian ebbe uno scatto d’ira. Era proprio come aveva immaginato fin dal principio. Michael non era un nuovo arrivato, doveva essere in realtà un parente di Juza, e in quel momento, lui gli stava dando tutto l’appoggio necessario per farlo diventare servitore della luce. Perché li stava facendo questo? Lui e Mark erano sempre stati fedeli, lo avevano sempre rispettato, in più lui e la sua fidanzata andavano pienamente d’accordo con loro padre, che cosa poteva annullare più di dieci anni di amicizia e di fiducia? Mark era poco più davanti di lui. La struttura interna dell’Octapalace stava diventando troppo ripetitiva, troppo monotona, ma loro erano al settantesimo piano, mentre Michael era all’ottantaduesimo in quel momento. Il continuo girare in tondo, salendo le scale che cambiavano in uno spazio piano ad ogni lato, stava esaurendo le sue energie, ma con quella frase che aveva detto Juza, aveva superato il fratello ed aveva incominciato a correre molto più veloce. Michael sentiva un dolore fittissimo alla caviglia. Anche se era nettamente in vantaggio rispetto agli altri, doveva fare attenzione a non sforzarla troppo, perché poteva cedere e non sarebbe poi andato più avanti, se non saltellando, ma lo avrebbero raggiunto poi in poco tempo. Ma come se non l’avesse mai pensato, inciampò in un rialzo del tappeto lacerato che percorreva tutto quanta la parte interna del palazzo, e appoggiando la caviglia dolente prese una potente storta, che gli lussò probabilmente il piede. Con un gemito di dolore, batté la spalla contro il muro, facendo cadere il suo bastone, e scivolando contro di esso si portò le mani alla caviglia, mentre le lacrime gli riempivano la faccia. Il dolore era insopportabile, e gli stava provocando una fitta allo stomaco, ma non poteva fermarsi. Seduto a terra, prese il suo bastone, e si rialzò, guardando le scale davanti a se. Prese un attimo di fiato, e poi si mise a saltellare. Dopo una corsa improvvisa, Damian aveva di nuovo superato Mark, che stava rimanendo indietro. I numerosi colpi ricevuti da Michael prima lo avevano stordito, ma in fondo era abituato ad essere preso a botte, anche dal fratello, quindi era ancora li, ancora che inseguiva il suo sogno. Non poteva permettere che uno sconosciuto quel giorno rubasse tutto ciò che aveva costruito in dieci anni. Da quando aveva perso la madre, aveva sempre cercato di diventare un servitore della luce per acquisire i poteri del Rheath e cercare così di sconfiggere quel guardiano spettrale che dieci anni fa aveva bruciato casa sua. Loro padre aveva salvato solo loro due, e tutto ciò che si ricordava era il suo risveglio, davanti alla casa in fiamme, e Damian davanti a lui, che piangeva, insieme a suo padre, il quale cercava di non mostrargli nulla. Ricordava ancora perfettamente quanto il suo cuore si era riempito di terrore quando aveva capito che quello non era un sogno e che casa sua stava bruciando. Ma quando scoprì che sua madre era ancora dentro quella casa… Scacciò via quel pensiero, e si concentrò, per usare tutte le forze disponibili per arrivare fino in cima.
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I proiettili della cartuccia erano quasi esauriti, ma Jhon continuava impassibile a distruggere i demoni intorno a lui. Voleva sopravvivere, ed era quasi arrivato all’uscita, doveva arrivare in armeria prima che i proiettili finissero del tutto. I movimenti bruschi gli portavano numerose fitte alla schiena, mentre stava vivendo veri e propri momenti di panico e di terrore. Era completamente sudato, stanco, aveva il respiro era affannato e non si reggeva in piedi per colpa di quel dolore. Tolse la cartuccia scarica e ne mise un’altra, l’ultima, non poteva fronteggiarli ancora per molto, ma due enormi esseri volanti con delle ali larghe e un corpo gracile gli si piazzarono davanti, per ucciderlo. Forse per lo spavento, forse perché era potenzialmente stressato, afferrò un’ala, che era molto sottile, e la strappò, provocando la reazione immediata dell’essere che morsicò con i suoi denti acuminati il dorsale sinistro. Jhon urlò, ma afferrò con una violenza brutale la testa, afferrandola mettendogli due dita negli occhi cavi, e con una potenza data dall’adrenalina crescente lo lanciò contro il pavimento, spaccandogli il collo fragile. Con l’altra mano prese la pistola che gli era caduta, e disperatamente sparò due colpi all’altra creatura, colpi che non andarono a segno, ma che ferirono gravemente il demone. Jhon si accasciò a terra, mentre lo Skeleton alato si scontrava contro la parete dell’corridoio d’ingresso, ma anche se il dorsale e la schiena erano gravemente feriti lui si rialzò, mentre il demone volante che aveva appena ucciso diventava sabbia finissima. Avanzò il più velocemente possibile verso l’altro demone, caricando un calcio distruttivo contro la testa, facendola scontrare con il muro e facendola esplodere in mille pezzi. Mentre anche quel mostro si dissolveva Jhon cadde a terra, con il fiatone, mentre si tastava il dorsale, insanguinato. Non riusciva a respirare bene, gli mancava il fiato alla gola, che era interrotto da singhiozzi continui, ed uno stato di terrore lo invase. “E… la… fine…” gemette. Si sdraiò a terra, piangendo, aspettando la sua fine.
“MICHAEL! CHE COS’HAI!” Urlò dall’altro Juza. Non c’era tempo da perdere, la forza positiva che sentiva prima si stava indebolendo. Damian aveva quasi raggiunto Michael, zoppicante. Quell’altra frase di Juza lo spronò ulteriormente, e lo caricò di rabbia. La avrebbe distrutto, fino a che non lo avesse visto a terra completamente sanguinante. Non voleva ucciderlo… ma ci sarebbe andato vicino. Stava cercando di rubare ciò che lui e suo fratello avevano cercato per dieci anni, e ad un passo dalla realizzazione del loro sogno, non avrebbe permesso a nessuno di infrangerlo. Novantacinquesimo piano. Michael lesse il numero 95 sulla targhetta di oro potenzialmente sbiadita. Ma sotto di se, sentì dei rumori. Era Damian. Cercò di accelerare il passo, e salì le scale appoggiandosi al corrimano, e utilizzando, seppur leggermente, l’altro piede. No, non ce l’avrebbe fatta, doveva combattere. Cerco di arrivare ad un lato piano, e ci riuscì. Sulla cima delle scale, si mise in posizione di battaglia. “Vieni energumeno, che ti faccio fuori” commentò. Vide Damian dall’altra parte del palazzo, che lanciava occhiate quasi omicide a Michael, impaziente di sconfiggerlo. Lui si preparò in una posizione difensiva, agevolando il piede sano, e mentre vedeva il suo avversario davanti a lui disse “Jessica, ti ritroverò.” Mark era all’ottantasettesimo piano, ma riuscì a vedere suo fratello che caricava la spada all’indietro per infliggere un duro colpo a Michael.
La spada si levò in alto, e piombò come una falce sul bastone di ferro dell’altro, che si era difeso mettendolo perpendicolarmente all’arma dell’avversario. La forza emessa dalla rabbia di Damian però, fece piegare non di poco il bastone.
Michael sbiancò. Il suo avversario scagliò con una furia incontrollabile un fendente orizzontale, e di nuovo lui si difese allo stesso modo, portando il bastone di fianco, ma il colpo fu così potente da spingerlo violentemente contro la porta che portava a uno degli uffici di quel piano, e la aprì, finendo poi per terra. Damian non perse un attimo, ed entrò nell’ufficio, ma anche l’altro si era rialzato in fretta, ed un lampo annunciò che lo scontro finale era iniziato. “Vediamo chi è il vero bambino adesso”. Michael partì alla carica con una serie di colpi diretti al viso dell’avversario, ma lui si difese sia con le braccia sia con lo spadone, maneggiandolo con destrezza decisamente superiore allo scontro di prima. Allora Michael non potendosi difendere attuò una strategia: colpì in varie zone del corpo, ma Damian sapeva difendersi perfettamente. Lui continuava, imperterrito, cercando di tenere una distanza non troppo lontana ma neanche troppo vicina, a menare colpi, prima in basso, poi in alto, poi tentava qualche affondo, ma le estremità erano comunque rotonde, anche se al momento in cui aveva preso il bastone erano ben appuntite. “Cosa.. pensi… di fare.. eh?” commentava Damian ad ogni attacco. Improvvisamente un altro lampo distolse la sua attenzione, e Michael approfittò del momento per dargli un vigoroso colpo sullo zigomo, dopodichè fece roteare il suo bastone storto varie volte, colpendolo in più punti. L’altro, stanco di ricevere colpi caricò tutto il suo peso in avanti, e andò addosso a Michael il quale si spostò di lato, mettendo il bastone di fianco in modo da farlo inciampare, ma Damian lo afferrò con un braccio dal collo, ed insieme caddero a terra. Mark era oramai al novantasettesimo piano, e Juza gli gridò “MARK, PRESTO!!!” Quella frase lo caricò di adrenalina, e aumentò ancora la velocità, a volte gettando lo sguardo sulla stanza di due piani di sotto quando poteva, oramai ci era quasi riuscito. Era strano che Juza comunque lo incitasse mentre prima lo faceva con Michael. Che avesse fretta? Se voleva tornare a casa, dopo che sarebbe arrivato li gli avrebbe mollato un bel pugno, anche se ne avrebbe ricevuti molti di più in cambio, ma si sarebbe tolto la soddisfazione, quel comportamento stava facendo lottare due persone con tutte la loro energia. Ma oramai la strada era libera. Il suo sogno si stava avverando. Stava per diventare un servitore della luce. Oramai era all’ultimo piano, e stava salendo gli ultimi scalini, e poteva vedere Juza che lo aspettava, e che esclamava “Fine della prova”. Damian stava prendendo a pugni Michael, ma questo non si era rilevato affatto debole, anzi, gli teneva testa. In quella lotta a terra avrebbe vinto solo chi sarebbe stato più determinato, il nuovo arrivato conosceva delle tecniche non troppo potenti ma micidiali a livello fisico, che provocavano forti fitte al corpo. Ma poi Damian ebbe la meglio, e girandolo contro il pavimento gli mise una mano al collo, salendo sul suo addome. Caricò un pugno, e disse “Lo vedi questo? Puoi evitarlo se dici proprio ora che ti arrendi”. L’altro scosse debolmente la testa, dicendo “non lo farò mai, faccia da culo”. “Sei uno stupido. Addio.”
Ma un avvenimento, blocco improvvisamente gli animi di tutti e quattro i guerrieri.
“Tu ti chiami Jhon, vero?” Lui alzò lo sguardo, era ancora sdraiato a terra, e capendo dove fosse si ridestò, chiedendo aiuto. Ma quando riuscì a vedere bene chi fosse, rimase estasiato, dalla tanta bellezza che questa persona emetteva. Era una donna. “Tu… chi sei?” chiese poi dopo. Un lampo illuminò per un istante il suo viso perfetto, e prima che il tuono potesse coprire la sua voce ella disse “la tua fine.”
FINE CAPITOLO
Prossimo capitolo:
Capitolo 2: Estasi di combattimento.
Commenti dello scrittore:
Per farmi perdonare da ieri, che non ho postato la 3° parte, ho postato anche questa :asd:
Da qui in poi non ho più detto nulla, quindi se andate a spulciare qualcosa dall'altro, state tranquilli, che è tutto diverso:P Comunque, per tutti i lettori silenziosi (susu, postate, dai XD) ecco le differenze tra questo e il capitolo di prima:
Spoiler
-Damian si è messo a fumare. -Il nomignolo "fratellone" e "fratellino" se lo erano dati da piccoli, ma dopo che loro madre era deceduta, non si erano più chiamati in quel modo, se non in rare occasioni. -Juza aveva eretto una barriera che si ergeva ad una distanza di dieci chilometri, al posto che uno solo. -Il combattimento non è contro i demoni, ma è tra di loro. Il primo che arriva in cima all'Octapalace vince. -Quindi, i due fratelli si mettono d'accordo: Damian intrattiene Michael e Mark arriva primo, ma... -Michael non è il nipote di Juza. -Esiste una federazione chiamata IFDE, l'International Federation of Demon Erasing, e Jhon vorrebbe entrare a farne parte -Gli oggetti tecnologici vengono forniti da Juza, con il suo potere, esportandoli dal Rheath, e li mantiene sempre con quell'energia. Li butta quando non servono più -Michael deve trovare una persona, Jessica. -La pistola che ha Jhon gliel'ha regalata il padre per il suo compleanno. L'aveva dentro la cartella, e quando l'ha presa è entrato in contatto con il Matruen.
Spero di non aver omesso nulla di importante °°'
Naturalmente, se volete rileggere le parti più interessanti, sono la 3° e la 4°, quelle che ho postato ora. Noterete tante differenze, e se devo dirla tutta, rileggerle sarà molto più divertente di prima, perchè ho modificato parecchi eventi ^_^"
Beh, comunque che dire... Questo era il primo capitolo. Ora ho scritto la prima parte del secondo, che devo rileggere, poi la posterò domani, se ho tempo, altrementi pazienza :P
See ya! ^^
Messaggio modificato da Yin-Yang il Oct 29 2007, 01:55 AM
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Il vero guerriero non è quello che non cade mai, e quello che quando cade, si rialza.
Jhon non capì. Le ferite lo stordivano, ed era già molto l’aver capito dove si trovasse in quel momento. Ma la donna lo afferrò dal collo, e lo porto in alto… si sentiva soffocare, e notò solo dopo che non lo stava alzando con le sue mani…! “Hai paura?” esclamò con voce soave. Provò a portarsi le mani al collo, ma non ci riusciva, si sentiva bloccato, ogni suo senso incominciava ad abbandonarlo, mentre il cervello richiedeva ossigeno che non arrivava. “Dov’è il tuo capo?” Jhon non riuscì a rispondere, non sapeva cosa rispondere, aveva chiuso gli occhi, stava soffrendo, ma non voleva più soffrire… “Bas…ta..” supplicò, senza successo.
Juza contemplava il corpo di Mark. Era improvvisamente cambiato. Quel che aveva letto su libri che narravano della leggenda dei dieci guerrieri sembrava che gli si fosse presentato li, davanti a lui, proprio in quel momento. Il suo allievo era in piedi, ed il suo corpo emetteva una luce blu, mentre i suoi occhi guardavano il vuoto. Aveva dei simboli, su tutto il corpo, sulla fronte, sul dorso delle mani, sul petto, sulla parte esterna delle cosce e doveva averla persino sulla schiena. In più, stava fluttuando per aria, inerte. Non sapeva che cosa doveva fare. Sentiva quell’aura così negativa, e tre aure di diversa natura provenire dai tre corpi intorno a lui. Deglutì. “M-Mark?” provò a chiamare senza successo. Tentò poi ad avvicinarsi a lui, ma una forza estranea lo respinse, quasi come se non dovesse interrompere quel che stava succedendo nel suo corpo, o nella sua anima. Se Mark era un guerriero del Rheath, allora voleva dire che Elizabeth stava rinascendo, dopo cinquemila anni, e quindi insieme a lei il suo mondo di dominazione totale. Mentre sudava, sentì di nuovo quell’impulso di energia negativa, e Mark riprese conoscenza, guardando Juza e smettendo improvvisamente di brillare, cadendo poi per terra. “Cosa…” riuscì a dire dopo, ma non aveva tempo per ascoltarlo, vide solo che possedeva una fascia al polso ed una collana entrambi di colore blu. Dal basso sentì Damian che chiamava il fratello, e lui rispose, mentre Juza stava sudando tantissimo, e la tensione quasi lo soffocava. Chiuse poi gli occhi, cercandosi di concentrare su dove potesse trovarsi il luogo dal quale proveniva quell’energia negativa. Quando lo individuò, gli riaprì, e si trovò davanti a una scalinata, dove vide la persona che temeva di più…
Lucrezia, l’attuale regina del Matruen.
Dietro a lui si trovavano Mark, Michael e Damian, che si guardavano intorno, confusi e storditi, ma quel che più lo stupiva era di vedere un altro guerriero sollevato in aria, con la regina li accanto che guardava, seduta anche lei in aria. La pioggia cadeva a dirotto, mentre l’incredibile negatività che emanava Lucrezia coinvolgeva le menti dei quattro, bruciandogli quasi l’anima. I tre allievi si sentirono incredibilmente male, e caddero tutti e tre a terra, mentre Juza sorrideva amareggiato, per quel che sarebbe successo dopo. “Wow, cinque in uno. A voi adepti del Rheath piace alleggerirmi il lavoro, vero?” commentò la regina, ritornando con i piedi per terra. Lucrezia indossava degli stivali con il tacco finissimo, ed erano incredibilmente alti, mentre portava dei pantaloni di seta, viola, ed un lungo mantello viola e nero, con i bordi piumati, sempre di colore nero. I suoi capelli rossi scivolavano fino a sotto il suo seno prosperoso, su un top lungo fino a sopra l’ombelico, di seta, viola. Lo sguardo era glaciale, ma infinitamente bello, e una persona normale, che non poteva naturalmente sentire l’aura negativa che emanava, sarebbe stato stregato da una bellezza così maestosa. Juza rise. “Lucrezia… ma lo sai che io non mi farò scrupoli anche se sei donna vero?” Lei rispose “lo sai che tra poco morirete tutti, vero?” Scese gli scalini, con un eleganza inesprimibile, mentre lasciava Jhon fluttuare ancora in aria. “Lui lo porto con me, può diventare un ottimo adepto del Matruen, potrebbe quasi diventare il mio cavaliere. Che ne dici, tesoro?” Lei era arrivata al fondo scala, e allungò la mano, coperta fino al gomito da un guanto, sempre viola. “Potresti darmi anche loro, almeno eviti di sprecare delle vite innocenti, non trovi?” Juza rise ancora, una risata isterica, priva di senso, voluta dal fatto che stava vedendo in faccia il suo destino. “Vedi, cara -la mia bella prostituta-, non ti darò nessuno di loro, e non ci saranno morti, se non io.” Mark alzò lo sguardo, insieme a Damian, verso Juza, ma l’influenza della strega era troppo pesante da sopportare, e non riuscirono a muoversi da per terra. Anche Michael sembrava soffrire tanto, e un improvviso senso di solidarietà colpì i fratelli, tutti e tre si trovavano in una brutta situazione. Voltando poi lo sguardo notò che l’altra persona dietro la regina del Matruen era in realtà Jhon, il suo migliore amico, e quando se ne accorse sentì un grande potere dentro di se, che però non poteva essere liberato. Gli venne un gran mal di testa, e fissò di nuovo il terreno, mentre il fango lo ricopriva, e mentre continui lampi illuminavano l’atmosfera. “Ah si… e dimmi, come?” Juza non perse un attimo, dicendo “così!” e con un gesto rapido prese un pugnale dalla sua tasca, che era stato messo li per puro caso, e lo puntò al cuore. Mark e Damian riuscirono a gridare “NOOOOOOOO!” ma il loro maestro aveva preso la sua decisione. “Salutatemi Selene, ragazzi, non volevo finisse così”. Lucrezia esclamò “tanto non avrai il coraggio di farlo. Non fuggirai dal Matruen in quel modo, stai solo perdendo tempo.”
Juza voltò lo sguardo verso i tre dietro di loro, mentre la pioggia si mescolava con le lacrime. “Non c’è altra alternativa. Non deludetemi.” Caricò la pugnalata. “Addio”. Mark e Damian voltarono lo sguardo altrove, sentendo con quanta violenza lui si trafisse il cuore.
Mark si sentì schiacciato da una forza micidiale, ed urlò, mentre tutto intorno a lui spariva, lasciando spazio ad un oscurità totale, che lo avvolse, e poi, a parte il nero totale, non vide più nulla.
Commenti dello scrittore
Perdonatemi per l'assenza! Ho avuto una marea di cose da fare e non ho avuto più tempo per pensare a EM, ma ora vi posto questo capitolo, che spero sia di vostro gradimento.
Dalla prossima parte entreremo piano piano nel mondo di EM. E ci saranno taaaante sorprese :ç:
Messaggio modificato da Yin-Yang il Nov 6 2007, 06:33 PM